Chiesa Gesù Maestro
Celebrazioni liturgiche
 

Orario Festivo

 7,00

 Lodi mattutine
 
 9,00 Celebrazione Eucaristica
 

 10-18 
 

 Adorazione Eucaristica

 17,30
 

 Vespri

 

Orario Feriale

 6,30
 

 Lodi mattutine
 7,00 Celebrazione Eucaristica

 7,30-19,30
 

 Adorazione Eucaristica
 

 19,00
 

 Vespri

 


Solennità di Gesù Cristo, Divin Maestro 200
7

Omelia di S.Ecc.za Mons. Michele Di Ruberto,
Segretario della Congregazione delle Cause dei Santi,
 Chiesa Gesù Maestro, 
via Portuense 739 – 28 ottobre 2007
 


“Il mondo di oggi ascolta più volentieri i testimoni che i maestri; e, quando ascolta i maestri, lo fa perché sono anche testimoni”.

Carissime Sorelle e fratelli della Famiglia Paolini,, riuniti in questa splendida chiesa per celebrare una solennità tanto grande e, nello stesso tempo, tanto intima: questo pensiero di Paolo VI, che ho citato, illumina in pienezza il senso della festa che stiamo vivendo.
Oggi, con rinnovato fervore, fissiamo il nostro sguardo su Gesù Divino Maestro e ancora una volta contempliamo in lui, come in nessun altro, il realizzarsi di quelle profetiche parole di Papa Montini.

I. In Gesù, infatti, insegnamento e testimonianza coincidono a tal punto da identificarsi: egli è il Maestro che pronunzia parole serene e autorevoli ed è la stessa Parola che, diventando carne, si propone come Modello per ogni cammino di umana salvezza.
A differenza dei maestri che lo hanno preceduto e di quelli che lo hanno seguito, il «rabbi» Gesù certamente insegna una dottrina
Questa è, almeno in parte, ereditata da una tradizione, quella dell'Antico Testamento, alla quale tuttavia gli imprime un carattere di assoluta originalità interpretativa, presentando se stesso come il compimento di tutti i valori e di tutte le attese non solo del suo popolo, ma dell'intera umanità: «Leggete le Scritture», dice Gesù, «perché esse parlano di me» (cf Gv 5,39).
Ma l'insegnamento più profondo il Divino Maestro lo offre nel mistero della sua Pasqua di umiliazione e di gloria: allora si aprirono gli occhi interiori dei suoi amici ed essi «compresero le Scritture» (cf Lc 24, 31-32). È dunque la vita di Gesù che è insegnamento e non solo i suoi pur mirabili discorsi. E la pienezza del suo insegnamento è la sua morte e risurrezione.
Più che insegnare una dottrina, dunque, il Profeta di Nazareth, annunziato da Mosè, «insegna se stesso», mostrando in tal modo che ogni umano sapere è un frammento della sua sapienza. La sua dottrina altro non è che la sua Persona.
È lui che, con somma autorità e libertà, sceglie i suoi alunni e li lega a sé per sempre: «Uno solo è il vostro maestro». Perciò coloro che, nella fede, decidono di seguirlo vengono giustamente chiamati «discepoli», cioè coloro che imparano da lui, i suoi alunni, quelli che frequentano la scuola diretta da lui.

II. Come ben sappiamo, lo scopo principale di ogni esperienza didattica e pedagogica non è tanto quello di trasmettere delle conoscenze alle nuove generazioni, quanto piuttosto di avviare i giovani verso un processo di maturazione consapevole e motivato,
• sia facendo emergere dal loro tessuto psico-fisico le qualità personali e le naturali
potenzialità,
• sia comunicando loro un mondo di valori consegnatici da una storia vissuta e tematizzata,
• sia soprattutto stimolando in loro decisioni libere e coscienti.
È proprio all'interno di questa dinamica educativa che Gesù introduce il suo magistero.
Anche per lui, anzi particolarmente per lui, l'elemento decisivo della pedagogia è il dialogo interpersonale: a lui interessano sì le strutture e le prestazioni funzionali, ma soprattutto interessano le persone.
La singola persona e la sua dignità, non in opposizione alla comunità degli uomini, ma in costante interazione e integrazione con essa: è questo il cuore dell'insegnamento del maestro Gesù.
Per quanto piccolo, svantaggiato, povero, malato, carcerato, delinquente e peccatore l'uomo possa essere, egli conserva una dignità infinita, perché è statocreato a immagine e somiglianza di Dio ed è chiamato a diventare figlio di Dio.
Gesù perciò
• si accosta a noi, a ciascuno di noi, con la dolcezza della sua chiamata;
• con la luce della rivelazione ci aiuta a identificare i principali nuclei intorno ai quali costruire la nostra personalità;
• ci accompagna con la sua misericordiosa comprensione affinché possiamo superare gli stadi più infantili e immaturi del nostro cammino, l'istintività egocentrica e dispersiva, l'esasperato individualismo, l'esagerato attaccamento al formalismo e all'esteriorità, la diffidenza verso tutto ciò che non rientra nei nostri schemi prefissati e semplicistici;
• ci incoraggia a sviluppare il senso della «responsabilità», cioè la capacità di rispondere ai doni e ai suggerimenti che lui ci offre attraverso le vicende della vita;
• ci motiva nella rinunzia, nel dolore e nel fallimento;
• ci stimola ad assumere impegni stabili e definitivi, affinché la nostra esistenza sia
strutturata in modo produttivo e intelligente.
Alla sua scuola la nostra personalità viene armonizzata nelle varie componenti umane e soprannaturali, perché ogni suo discepolo possa evolversi in una coerenza unificante, possa cioè «essere se stesso» nelle diverse situazioni ed esperienze in cui il ritmo della vita lo conduce.
Alla scuola della sua testimonianza e della sua parola, la nostra volontà viene strappata all'insensibilità e all'indifferenza e si apre alla presenza degli altri, che accogliamo nella loro diversità in una relazione disponibile e generosa.
Tutto ciò è mirabilmente espresso nella II Lettera di Pietro: noi abbiamo ascoltato una voce che proveniva dal cuore stesso di Dio Padre e ci presentava il Figlio come restauratore definitivo della nostra vita dispersa. «E così abbiamo una conferma migliore della parola dei profeti» e di tutti i possibili docenti che attraverseranno la nostra storia.
E Pietro parlava per esperienza: non solo l'esperienza di quel giorno «sul santo monte» della Trasfigurazione, ma l'esperienza di tutti i giorni vissuti con il Maestro, che proprio nel Pescatore di Galilea ha compiuto il progetto educativo più documentato nei Vangeli: tutto il suo itinerario esistenziale è compreso nella parola «seguimi», che contraddistingue con straordinaria incisività l'essenza del discepolato.

III. Tutto questo è vero, ma forse è ancora insufficiente.
Gesù, infatti, non esaurisce il suo intervento educativo nei nostri confronti limitandosi alla sfera della parola e della testimonianza. Se così fosse, egli agirebbe come qualsiasi altro maestro che fosse coerente con la propria dottrina: l'esempio di Socrate, in questo senso, è illuminante.
No. Gesù agisce anche e soprattutto all'interno delle nostre coscienze,
• prevenendo i nostri passi,
• accompagnando il nostro cammino,
• sanando le nostre incoerenze,
• modellandoci secondo il suo cuore, affinché ognuno di noi raggiunga, come dice il vostro grande patrono S. Paolo, lo «stato dell'uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo» (Ef 4, 13).
Gesù è il Maestro interiore.
Mediante l'azione della sua grazia che è lo Spirito Santo, egli, risorto e nostro eterno contemporaneo, continua ad intrecciarsi e ad amalgamarsi con le nostre vite.
I sacramenti, sgorgati dal suo cuore aperto, continuamente rinnovano in noi la sua amorosa presenza e ci trasformano in lui.
È il grande mistero della «cristificazione». «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20):
• il mio mondo interiore,
• i miei più profondi desideri,
• il progetto che vorrei compiere nella mia vita,
• l'immagine intima che ho di me stesso,
• la dinamica del sapere e dell'agire,
• le mie inclinazioni naturali, ...,
• in una parola «io», incorporato a Gesù nel battesimo, vengo coinvolto in un movimento di elevazione e di crescita al di là di ogni umana possibilità di comprensione.
In tutto ciò io trovo la mia vera identità. Gesù, infatti, non solo «dice» la verità su di me; ma egli, che «è» la verità, è anche la «mia» verità.
Il destino più tragico che possa toccare ad una persona è smarrire ciò che interessa alla propria vita, per disperdersi in esperienze futili o addirittura dannose: problematica quanto mai attuale nel mondo di oggi, soprattutto nei giovani, tanto spesso segnati da frustranti delusioni ed effimere progettualità.
La verità su se stessi, invece, quella verità insegnata, testimoniata e vivificata da Cristo in me, mi conduce all'autonomia: se « è Cristo che vive in me», io non dipendo più dalle circostanze esterne né dai miei umori transitori, dai capricci, dagli stati d'animo distruttivi, dalle mode, ecc., perché sono in grado di autodeterminarmi; posso così uscire dal l'indifferentismo teorico e pratico, posso spezzare la schiavitù della tristezza e del pessimismo e guardare la realtà di me stesso e del mondo nell'ottica della positività, della creatività e della speranza.
Gesù è il Maestro e noi siamo i suoi discepoli.
Ma non basta chiamarlo Maestro.
Anche Giuda nell'Orto degli ulivi gli attribuisce questo titolo: «"Salve, Rabbì!". E lo baciò» (Mt 26, 49).
Dobbiamo ascoltare il Divino Maestro.
Dobbiamo farci educare da lui.
Non come Giuda, il discepolo che non fu disponibile, ma come i santi di tutti i luoghi e di tutti i tempi: ognuno ha avuto le sue peculiari caratteristiche umane e soprannaturali, ma tutti hanno avuto la caratteristica di lasciarsi formare da Gesù fino a trasformarsi in un'immagine vivente di lui.
Come i beati e i venerabili della vostra ancora giovane Famiglia religiosa.
Come Maria, la prima e la più perfetta discepola del Figlio.
Tra le sue braccia materne (lo contempliamo nello splendido mosaico) lei, Sede e Trono della Sapienza incarnata, accolga i nostri propositi e confermi i nostri cuori alla scuola del suo Figlio, Via, Verità e Vita, Divino Maestro e Testimone d'amore.
Amen.