Chiesa Gesù Maestro
Icona
Sr. M. Agar Loche, pddm

 


 


     Avvolte nello stesso mistero e situate nella zona inferiore dell’icona, si distaccano la figura dell’apostolo Paolo e quella del discepolo amato secondo la tradizione dell’evangelo di Giovanni. Entrambi rimandano la comunità che prega in questa chiesa ai due fondamentali e inseparabili atteggiamenti propri del discepolato cristiano e cioè la mistica e il servizio (cf Gv 12,1-11; Lc 10,25-42; Rm 12,1-21). Le due figure sono poste specularmente sullo stesso piano, nell’intento di rivelarsi recipro-camente l’altra faccia di un amore assoluto per Cristo e per la causa della sua signoria nella storia (cf Mt 5,1-11).

 

 


     A destra sta rapito il discepolo amato attratto dal vortice del mistero trinitario che risplende in Gesù Maestro e Signore e si riverbera sulla Madre di Dio e dell’umanità. Questo discepolo che Gesù amava, senza nome per dare a ciascuno la possibilità di mettere il proprio, conosceva per “esperienza” le profondità abissali e le esigenze dell’amore di Cristo culminanti nella notte dell’ultima cena pasquale (Gv 13,23-26)quando gli era stato dato di stare sul petto di quel Figlio che a sua volta è sempre rivolto verso il cuore del Padre (cf Gv 1,18). E’ sempre l’amore che regge ai piedi della croce e accoglie la Madre (cf Gv 19,25-27) nell’ora suprema del dono. Il mattino di Pasqua Egli, correndo, arriva per primo al sepolcro, per cui di quel discepolo amato si dice che “vide e credette” (Gv 20,1-10) come all’apparire del Risorto sulla riva del lago di Galilea (Gv 21,1-25) dopo una notte infruttuosa di fatica apostolica. La Chiesa di Pietro e di Paolo e ogni comunità che celebra e vive la propria fede, si specchia e si identifica in questo amore dato e ricevuto gratuitamente.