This website uses cookies to ensure you get the best experience on our website.

ItalianITEnglish (UK)Frenchfr-FRSpanishES

Giovedì, 02 Giugno 2016 12:50

Logo per la beatificazione di Giusto Takayama Ukon

Papa Francesco ha firmato il decreto sul martirio del Servo di Dio Giusto Takayama Ukon, morto in esilio nelle Filippine all’inizio del 17° secolo per non aver voluto abbandonare la sua fede.

La Chiesa in Giappone, che aspettava da tanto tempo questa buona notizia, si sta preparando per la beatificazione di Ukon che sarà nel 2017. La Conferenza Episcopale Giapponese ha aperto un concorso per un logo che servirà per promuovere la beatificazione del Servo di Dio. Tra le opere presentate è stato scelto il disegno della nostra sorella Sr. M. Ester Kitazume, pddm.

LOGO: Nel logo sono riprodotte le sette stelle rotonde dello stemma della famiglia di Takayama, con la croce e tre anelli sullo sfondo. Il disegno mira a comunicare all’umanità di oggi la gioia della fede e la speranza nella croce di Cristo che Ukon ha professato con perseveranza. Le sette stelle indicano la famiglia di Ukon che ha gli ha dato il fondamento della fede. Esse significano anche i sette sacramenti: battesimo, confermazione, eucaristia, riconciliazione, ordine, unzione degli infermi e matrimonio; e i sette doni dello Spirito Santo. Il colore verde attorno alle sette stelle esprime la speranza nella vita eterna.
La croce è segno dell’offerta della vita di Ukon che ha seguito Cristo fino a dare la sua vita per Lui e per gli altri. Il suo nome di battesimo Giusto significa “uomo di giustizia”, cioè ha consegnato se stesso al prossimo per vivere la giustizia di Dio.
I tre anelli che emettono luce dietro della croce, rappresentano la vita di Ukon e la sua fede che cresce e si fortifica nella relazione con la Santissima Trinità e con i fratelli. Takayama Ukon accompagna l’umanità timorosa e ci conduce a uscire da noi stessi come ci invita il Papa Francesco.

STORIA:
Ukon Takayama, signore feudale del Giappone imperiale si converte al cattolicesimo nel 1564. Papa Francesco il 22 gennaio 2016, firma il decreto sul suo martirio avvenuto in odio alla fede nel 1615. Cinque secoli dopo la sua morte, nonostante le difficoltà di reperire i documenti sulla sua vita, la Chiesa giapponese può dunque festeggiare il suo primo cattolico a ricevere in maniera singola gli onori dell’altare.

Ukon Takayama nasce nella Prefettura di Osaka nel 1552 dalla famiglia di Takayama Tomoteru, signore del castello di Sawa. Quando compie 12 anni, il padre si converte - prendendo il nome di Dario - e fa battezzare il figlio con il nome di Giusto. Padre e figlio sono entrambi daimyo di nomina imperiale, signori feudali che hanno il diritto e il permesso della Corte di assoldare un esercito privato e persino di servirsi dei samurai. Lo stesso Giusto, prima della conversione, pratica il bushido, la "via della spada" che rappresenta il codice di condotta dei guerrieri giapponesi.
Grazie al loro impegno politico, i Takayama arrivano a dominare la regione Takatsuki. Siamo alla fine del XVI secolo - intorno al 1580 - e il Giappone è guidato da Toyotomi Hideyoshi anche noto come il "secondo unificatore della patria". Durante il regno dei due daimyo molti abitanti dell'area si convertono al cristianesimo. Almeno fino al 1587, quando Hideyoshi si lascia convincere da alcuni consiglieri e mette al bando la "religione dell'Occidente". Subito dopo questo editto sono moltissimi i signori feudali che abiurano la fede cattolica. Giusto e suo padre decidono invece di rimettere terreni e onori nelle mani dell'imperatore.
Giusto Takayama vive grazie al sostegno dei molti amici nobili: tuttavia, quando il cristianesimo viene bandito del tutto nel 1614, l'ex daimyo sceglie la via dell'esilio e guida altri 300 cristiani fino a Manila, dove il gruppo arriva il 21 dicembre accolto dai gesuiti spagnoli e dai cattolici locali. Un gruppo di questi propone agli esuli di chiedere il sostegno della Spagna per rovesciare il governo giapponese, ma Giusto rifiuta. Morirà 40 giorni dopo il suo arrivo nelle Filippine, il 4 febbraio 1615: viene sepolto nel Paese con gli onori militari e il rito cattolico. Oggi una sua statua domina la Plaza Dilao.


Letto 2692 volte

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.