PDDM Italia: La licenza in scienze religiose di Sr. M. Lucia Filosa
Scritto da Administrator   
Mercoledì 08 Agosto 2012 04:30


Sr. M. Lucia Filosa della Provincia Italia, il 15 giugno 2012 ha conseguito la licenza in scienze religiose (laurea magistrale), alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino – Angelicum, con la tesi dal tema: Le relazioni interpersonali nelle comunità religiose.

Il tema delle relazioni nelle comunità religiose non è certamente un argomento originale e neppure del tutto agevole: sulla questione sono state scritte e dette tantissime cose, con i rischi tipici delle situazioni di abbondanza. Eppure la tematica è viva: nei capitoli provinciali o generali continua a essere questione del momento; nelle riunioni dei superiori generali come dei formatori, si continua a discutere di quella realtà così semplice e pure misteriosa, così facile e difficile che è la relazione interpersonale; vorremmo capire sempre di più come diventare più sorelle che vivono e crescono insieme, nonostante la fatica quotidiana di comunicare e fare comunione. Galleria foto

Sr. M. Lucia scrive: 

L’esortazione postsinodale, Vita consecrata di Giovanni Paolo II, del 1996, vede la vita consacrata come segno di comunione della Chiesa e dedica la parte centrale all’analisi della fraternità religiosa.

Non è possibile analizzare la problematica legata al vivere insieme nel nome del Signore crocifisso e risorto senza prima aver definito natura e finalità di un progetto di consacrazione, e questo perché la comunità non è fine a se stessa, ma è in funzione della realizzazione degli scopi stessi della vita consacrata, quegli scopi che la riflessione teologica, illuminata dallo Spirito, sottolinea in modo significativo. L’argomento comunità religiosa, inoltre, è il classico tema interdisciplinare che esige una trattazione unita e complementare di due punti di vista: quello tipicamente teologico come pure quello psicopedagogico. Il non rispetto di questa interdisciplinarietà ha sempre effetti pericolosi, perché sposta in maniera unilaterale l’attenzione e impedisce la sintesi dei due aspetti, sbilanciando il discorso o sul versante spirituale-ideale o su quello pscicologico-terreno.

Con questo lavoro ho desiderato dimostrare che il recupero a vari livelli della dimensione relazionale possa costituire elemento di novità e di rinnovamento ecclesiale in genere e in particolare della vita consacrata, specie se e soprattutto perché la relazione consente la messa in circolo del dono di tutti e di ognuno: la condivisione. Una comunità, infatti, diventa fraternità quando dalla relazione si passa alla condivisione. Ho anche cercato di vedere come la relazione può diventare luogo di formazione e offrire la possibilità concreta di una crescita dell’io, nella conoscenza di sé e nell’apertura alle ricchezze dell’altro e alle sue molteplici provocazioni. Se le nostre comunità non suscitano più nessuno stupore e non pongono più nessun salutare interrogativo a coloro che le avvicinano e le frequentano, forse dipende dal fatto che la qualità del nostro vivere insieme non rivela niente di straordinario e soprattutto non rivela una Presenza e un Amore che tutti unifica e tutti trasforma. Vogliamo che le nostre comunità di vita consacrata siano profezia di una nuova umanità? Cominciamo a vivere una fraternità così vera e così intensa da lasciare trasparire un amore più grande, dal quale tutti attingono e nel quale tutti convergono!




 

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