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Parrocchia e cammino spirituale
L’incontro con Gesù Eucaristico nella prima comunione, a maggio del 1904, dà un colpo d’ala alla vita di Orsola. Il sacramento della confermazione che riceve nel 1909 dalle mani di Mons. Giuseppe Re, Vescovo di Alba, la fortifica nell’impegno cristiano. La parrocchia dei SS. Pietro e Bartolomeo è molto attiva e i sacerdoti che, nel fiorente Seminario di Alba, hanno assimilato un grande amore per l’Eucaristia, lo trasmettono col promuovere la frequenza alla Comunione e con la catechesi e cura pastorale per tutte le età e categorie. Si organizzano accuratamente le feste patronali con predicazione affidata a sacerdoti del Seminario di Alba, tra i quali anche don Giacomo Alberione. Orsola è presente e attiva nella Schola cantorum che aiuta a gustare la bellezza delle celebrazioni.
Anche l’edificio della Chiesa, soprattutto il suo interno, è ben curato. Il Parroco, don Giovanni Agnello, ne intraprende un attento restauro e fa dipingere nella volta, da Lorenzo e Costantino Mossello di Montà, gli Angeli adoranti la SS.ma Eucaristia, i SS. Pietro e Bartolomeo, S. Lorenzo. Naturalmente anche Orsola con il nasino all’insù avrà seguito la creazione delle immagini che poi hanno alimentato la sua preghiera. Sovente avrà fissato lo sguardo sulla porticina del tabernacolo che rappresenta Gesù che dice ai discepoli: “Venite ad me omnes/Venite a me tutti”, sentendosi attratta da questo invito del Maestro Divino.
Lavoro e amicizie
Orsola cresce e in questo clima, nell’armoniosa tessitura di natura e grazia, si plasma la sua personalità. Guarene è un piccolo paese, ma è aperto all’esperienza e alla vivacità spirituale e anche culturale della vicina città di Alba. Nonostante la sete di sapere e di conoscere, a Orsola, dopo le elementari, non sono offerte possibilità di studio, ma lei si industria con la lettura per un’autoformazione costante e non solo in campo religioso. Il tempo disponibile per leggere è quasi solo nelle ore notturne e lei se ne avvale alla luce del lume ad olio, prendendosi a volte anche il rimprovero della matrigna: “Leggi tutta la notte, persino il tuo naso ne resta affumicato!” Nell’adolescenza e giovinezza sperimenta vari ambiti di lavoro, oltre quelli domestici, che la mettono a contatto con diverse realtà sociali e contribuiscono alla sua maturazione. Il lavoro nei campi a contatto con i cicli e la bellezza della natura incide in lei un timbro “ecologico” spiccato, alimentato fino agli ultimi anni della vita. Le fa pure sperimentare la fatica e la costanza che richiede la terra per dare i suoi frutti e, non da ultimo, l’abbandono alla provvidenza del Signore quando per calamità naturali, come le grandinate, si perde in pochi minuti tutto il raccolto. L’impiego stagionale nel setificio De Fernex in Alba, la porta a contatto con i problemi del rapporto tra datori di lavoro e operai, in una struttura dove i fermenti sociali dell’inizio del sec. XX avevano un forte accento, come è documentato nelle cronache albesi del tempo. Nel tempo del lavoro alla filanda, che stagionalmente assumeva giovani provenienti dai dintorni, offrendo un convitto per pasti e pernottamento dal lunedì al sabato, incontra Eufrosina Binello, una ragazza che la precederà nell’entrata tra le fila di don Alberione e, sulla scia dei primi discepoli chiamati da Gesù, farà risuonare per lei l’invito: “Vieni e vedi”. Il servizio in una famiglia della borghesia albese la porta a vivere la condizione di collaboratrice domestica, occupazione abbastanza comune allora per molte giovani, e che la fa sentire vicina a tante donne anche oggi.
Scelta di vita

Papà Antonio è orgoglioso delle sue tre belle figlie che crescono e cominciano ad essere notate dai giovani del paese. Dopo l’impegno economico per la nuova casa in via Luccio 22, inizia a radunare i risparmi per preparare la loro dote. Suo desiderio è che trovino una buona sistemazione e che siano felici. Vigila su chi posa l’occhio su di loro e un giorno chiama Orsolina, la figlia maggiore che, secondo l’usanza, si doveva accasare per prima, e le dice che un certo Andrea ha chiesto la sua mano. “E’ un bravo giovane – sottolinea il papà - e ha anche averi, con lui potrai avere una vita felice”. Come un buon patriarca la invita a riflettere, propone, ma non impone, vuole il meglio per le figlie e con particolare sensibilità guarda Orsolina che nell’aspetto fisico gli ricorda tanto Lucia. La proposta di papà Antonio è come un fulmine che squarcia le nubi e provoca una prima grande decisione in Orsola. Infatti dopo la Messa domenicale, uscendo dalla Chiesa guarda Andrea, che non le era estraneo, ma che ora deve scrutare come la persona a cui potrebbe legare la sua vita. E’ davvero un bel ragazzo e anche buono. Ma all’improvviso si sente profondamente scombussolata, va di corsa giù per la discesa che la porta in via Luccio 22. Eloquente il ricordo di quel momento, scritto oltre quarant’anni dopo: “... Dopo la Messa venendo a casa mi prese come una specie di paura ed entrando in casa fui difilato nella mia camera ove stava una bella statua del Sacro Cuore ... Mi misi davanti al Sacro Cuore e gli dissi: Signore, Tu solo e basta. Scesi la scala e fui dal papà a dirgli: no, non accetto la sua mano". Signore, Tu solo e basta! Dice il suo sì a Colui che per primo l’ha scelta e che da questo momento le chiederà di essere “il Solo, l’Unico” della sua vita, “nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, nella patria e nell’esilio... ”Ormai la via si delinea chiara e il suo stile di vita assume nuove connotazioni: “Da quel momento cambiai molto nel mio operare e non mi saziavo di mortificarmi, pregare costantemente, la Messa ogni mattina, confessione settimanale e Comunione. Scopersi in un sottoscala il libro: Pratica di amare Gesù Cristo e mi aiutò molto a indirizzare bene la mia vita nella pietà. Lessi pure la Storia di un’anima e mi fece pure tanto bene, specie mi diede il forte desiderio di farmi religiosa”. Sente che la sua vita dovrà essere donata tutta al Signore anche se non sa ancora come e dove. E’ ormai maggiorenne, ma la sua decisione provoca un certo contrasto in famiglia, accolto come una prova che la rafforza maggiormente nella decisione e nell’esercizio del quarto comandamento.
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