Home Biografia
La gioia al servizio di Dio - L'incontro con don Alberione PDF Stampa E-mail
Indice
La gioia al servizio di Dio
Un sì per la vita
Parrocchia e cammino spirituale
L'incontro con don Alberione
Missione in Africa
Essere nella Chiesa
Esilio
Luce di vita
La seconda patria
Sugardo e cuore per il mondo
Il dono continua ...
Tutte le pagine

 L'incontro con don Alberione

Continua a formarsi leggendo molto e la passione per la lettura, nella ricerca di “libri buoni”, la porta all’incontro con un grande apostolo dei tempi moderni: Don Giacomo Alberione, che senza giri di parole, mentre cerca il libro richiesto e dopo un breve dialogo, le dice: “Quando viene a S. Paolo?”
Inoltre, in quel sabato, tra le bancarelle del alberione_scolastica mercato di Alba, incontra nuovamente Eufrosina, l’amica del tempo della fabbrica, che ormai fa parte del gruppo femminile della fondazione di don Alberione ed è da lei invitata con entusiasmo contagioso ad andare e vedere dove si trova.
Un’altra luce si accende sul cammino di Orsola. Ormai ventiquattrenne, si sente spinta a rompere gli indugi e l’opposizione della famiglia, che sembra però intensificarsi quando manifesta di voler entrare a San Paolo, per il fatto che l’opera di don Alberione è agli inizi e non si vedono ancora chiari orizzonti e garanzie per il futuro. 

Seguire il Maestro

Orsola aveva fissato un tempo: la fine del lavoro estivo nei campi. E, appianate finalmente le difficoltà, il 29 luglio 1922, accompagnata dal padre, entra nell’avventura che la porterà per le imperscrutabili vie del Signore.
In Alba, nella prima casa propria, dopo i vari traslochi dei primi anni, don Alberione, che nel 1914 aveva iniziato la Pia Società San Paolo con due ragazzini, ha ormai una buona schiera di Apostoli della Buona stampa. Dal 1915 c’è anche un gruppo di giovani donne che proprio una settimana prima, il 22 luglio, con i voti privati e la nomina di Tecla Merlo a Superiora generale, sono costituite ufficialmente col nome di Figlie di San Paolo.
Orsola ha davanti il programma dato dal Fondatore a tutta l’opera: “Gloria a Dio, pace agli uomini”, portare il Vangelo con i mezzi moderni, che allora consistevano in prevalenza nella stampa. E’ certa che “nella Casa” qualsiasi occupazione, anche pulire verdura, preparare il cibo, lavare e stirare la biancheria, è finalizzata a questo scopo. L’essere unico corpo in Cristo porta a conseguire tutti il medesimo fine. 

Una nuova famiglia

Forse fin dall’incontro in libreria con Orsola, don Alberione aveva sentito, sotto la spinta dello Spirito Santo, che era giunto il momento di ampliare la famiglia.
Quando questa ragazza, nella maturità dei suoi 25 anni, entra a S. Paolo, egli le mette tra le mani il libro “Le donne del Vangelo”, come strumento per sintonizzarla con la futura missione. Don Alberione vuole diffondere il Vangelo con la stampa e con i mezzi che dopo verranno, ma è convinto che occorrono persone che con la vita siano annuncio e contagio della Buona notizia, come le donne che hanno seguito Gesù nel suo pellegrinare e che erano presenti al mattino della risurrezione, donne che con la ricchezza della loro femminilità e donazione sostengano e accompagnino gli apostoli di oggi. Risuonano anche le parole del suo direttore spirituale, il Can. Chiesa: “Prima di far delle opere assicurati un gruppo proporzionato di anime che preghino e, se necessario, si immolino per le opere stesse; se vuoi che siano vitali". 

Orsolina e Metilde

Il 21 novembre 1923, con un gesto che riveste una certa solennità e che richiama quello della comunità di Antiochia per Paolo e Barnaba (cfr At 13,2), anche se in Alba il luogo e i mezzi sembrano molto poveri (siamo infatti in cucina e la pedana dell’annuncio è una rudimentale cassa di legno), don Alberione dice: “Mettetemi da parte Orsola e Metilde per una missione che loro affiderò". Non è ancora chiaro il progetto, ma sa che deve dare il via all’opera dello Spirito. Alla logica domanda di Metilde: “Che cosa faremo?” risponde con un triplice imperativo: “Farete silenzio, silenzio, silenzio”, quasi a dire: dovete ascoltare, ascoltare, ascoltare quello che il Signore ci vuole comunicare e la Presenza che ci parla non è nel terremoto, non è nel fuoco, ma nel mormorio di un vento leggero, nel silenzio (cfr 1 Re 19,11-12).Orsola si sente presa con Metilde Gerlotto dal gruppo delle giovani presenti nell’unica casa di Alba, per una nuova opera, nella quale ci si deve abbandonare al progetto di Dio che si manifesterà attraverso il Fondatore. E’ scelta come capocordata e, a gennaio 1924, don Alberione la incarica di individuare tra le giovani aspiranti, in comunione con Maestra Tecla Merlo, alcune compagne, quelle che sono "più inclinate alla pietà specialmente eucaristica", delineando così la caratteristica fondamentale del nuovo gruppo. 

Una candela vivente

ottootto2Mentre si forma il gruppo delle prime otto, don Alberione inizia la “pastorale vocazionale” a favore delle future Pie Discepole e, in data 24 gennaio 1924, fa partire una lettera a tutti i Parroci d’Italia in questi termini:
“Mi permetto di unirle un abbozzo di regolamento per una istituzione di figliuole per l'Adorazione continua al SS. Sacramento. Spero da V.S. un'adoratrice! cioè una vocazione della sua Parrocchia. Sarà come una candela vivente che arderà e si consumerà innanzi al Pastore Buono per V.S. e la sua Parrocchia. Tanti Deo gratias. Umili ossequi. Dev.mo in Domino Sac. Alberione Giacomo”.
E molti parroci partono per accompagnare in Alba la loro “candela vivente”. 

Un nome nuovo, una missione nuova

Il 10 febbraio 1924, giorno di S. Scolastica, è scelto da Don Alberione per avviare la nuova fondazione con il primo nucleo di otto, che il 25 marzo successivo, giorno dell’Annunciazione, avrà la sua manifestazione ufficiale con la vestizione dell’abito religioso e la professione dei voti. Le otto ricevono anche un nome nuovo e Orsola diventa Suor Scolastica della Divina Provvidenza.
Inizia nello stesso giorno quello che sarà il “loro lavoro principale”: l’Adorazione eucaristica con turni di due ore, che qualche mese dopo, e precisamente per l’Assunta, con le nuove arrivate, coprirà anche le ore della notte.
Devono “aver cura del Divin Maestro e dei suoi ministri”: l’amore a Gesù Maestro porta Suor Scolastica a vivere come sorella e madre accanto ai Sacerdoti e Discepoli della Società S. Paolo in una donazione senza riserve che estende poi al sacerdozio di tutta la Chiesa.
Suor Scolastica ha 28 anni, l’entusiasmo non le manca e la luce che riceve quotidianamente alla scuola del Maestro Eucaristico l’accompagna nel ruolo che richiederà un crescendo di prudenza e intraprendenza. E’ responsabile della nuova famiglia che sorge accanto a quella già consolidata delle Figlie di S. Paolo, guidate dalla Venerabile Tecla Merlo che le sarà costantemente vicina per accogliere, interpretare e attuare il progetto del Fondatore, e portare, in un cammino tutt’altro che facile, le Pie Discepole del Divin Maestro all’approvazione nella Chiesa.

La prima Madre

Da questo momento si può leggere la storia di Scolastica solo seguendo passo passo il cammino delle Pie Discepole. Se ogni persona va colta nell’ambiente in cui vive, per colei che è scelta a iniziare una nuova congregazione, accanto alla straordinaria figura carismatica del Beato Giacomo Alberione, è d’obbligo una lettura come in continua dissolvenza, che non cancella l’identità della persona, ma la rende incarnazione e comunicazione di quella particolare forma di vita.
Non a caso a qualche giovane che nei primi anni, quando ancora non c’era una regola scritta, chiedeva a don Alberione come essere Pia Discepola, egli rispondeva: “guardate Suor Scolastica”.
Le Pie Discepole si sviluppano e, guidate da Madre Scolastica, riescono a superare non poche difficoltà e a mantenere viva l’identità anche nel periodo in cui giuridicamente, dopo il 1929 e fino al 1947, pur continuando ad avere una loro formazione specifica, sono sotto l’unica approvazione delle Figlie di S. Paolo. Sono anni in cui il dialogo tra carisma e istituzione scrive pagine che fanno toccare con mano l’azione dello Spirito che guida e corregge decisioni buone in sé, ma suggerite a volte da saggezza umana. C’è l’osservanza delle regole canoniche per gli atti ufficiali, ma Madre Scolastica, in docilità creativa alle direttive del Fondatore, continua a far crescere le Pie Discepole, secondo la specifica vocazione e missione incentrata sull’Eucaristia, sul Sacerdozio e sulla Liturgia, nell’attesa della loro piena manifestazione anche esterna.



 

Ingrandisci /diminuisci caratteri

Vita in foto

MS03.jpg

Notizie flash

Un passo avanti

Il giorno 11 dicembre 2009 segna un passo in avanti per la causa di Madre M. Scolastica per il fatto che è stata consegnata alla Congregazione delle Cause dei Santi la POSITIO.
Positio è un termine latino che, nel nostro caso, significa tesi, trattazione, tema da svolgere ...
Per comprendere come si arriva alla Positio e che cosa contiene ripercorriamo brevemente il  cammino per arrivare a questa tappa.

Nel 1992, dopo i cinque anni dalla morte richiesti dalla normativa, il Postulatore Generale della Famiglia Paolina don Stefano Lamera aveva presentato domanda al Vescovo di Alba per l’apertura dell’Inchiesta diocesana per la beatificazione e canonizzazione della prima Madre delle Pie Discepole del Divin Maestro: Suor M. Scolastica Rivata.

Leggi tutto...