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Esilio
Il 15 aprile 1946 è il lunedì della Settimana santa. E’ il giorno in cui la liturgia contempla Maria che a Betania unge, con il profumato nardo, Gesù di Nazaret. E’ anche il giorno in cui Madre Scolastica rompe il suo vasetto d’alabastro dicendo sì a un provvedimento che la lacera nel suo essere. Infatti, per disposizione della Congregazione dei Religiosi, viene allontanata dal governo delle Pie Discepole. Leggiamo nei suoi ricordi: “... Quando mi trovai sola, nel mio soliloquio col Signore, nel tumulto dei pensieri e con un’angoscia da spezzarmi il cuore, offrii tutto al Signore per amore. Era amore veramente puro, sgorgante da un cuore sanguinante e quasi agonizzante, come quello di Gesù nell’orto del Getsemani ma accompagnato pure da una pace e serenità e da una speranza che accettava tutto ed offriva in ringraziamento a Dio, quanto gli avrebbe piaciuto, per la perseveranza delle Pie Discepole nella loro vocazione.”
All’inizio, nel 1923, era stata “messa a parte” per essere la radice della Congregazione, ora è “messa in disparte” per continuare ad essere il fondamento dell’edificio ormai cresciuto, per vivere, come il Divino Maestro, l’amore fino al segno supremo del dono della vita. Una toccante parola del Fondatore la raggiunge in questa circostanza: “Devi essere come il materiale che si usa nelle fondamenta della Casa: non si vede ma il valore dell’edificio sta nella solidità delle fondamenta. Altre faranno bella figura come i muri ben imbiancati e dipinti e parrà che il merito sia di quelle, ma invece avanti a Dio conterà assai più chi nascosta nelle fondamenta sosterrà tutto l’edificio e lo renderà solido colle sue virtù ed umiltà”. In lei non viene meno la certezza che le Pie Discepole esisteranno nella Chiesa e che lo Spirito farà luce nei cuori degli uomini di Chiesa. In un primo momento, sembra che il “piccolo gregge” delle Pie Discepole, lasciato senza la guida, si sbandi, si disperda, si disorienti, ma è questione di poco... Madre Scolastica trasmettendo quanto il Fondatore le inculcava, aveva cresciuto persone in cui era impressa una forte identità e il “piccolo gregge” si ricompatta più forte che mai. Di fronte a Padre Angelico d’Alessandria, il cappuccino inviato come Visitatore Apostolico per togliere ogni velleità di autonomia al gruppo delle Pie Discepole, le sorelle si mostrano così decise e determinate che l’abile diplomatico deve cambiare rotta. Il suo deciso “sono venuto a funerare le Pie Discepole”, pronunciato a metà ottobre 1946, a dicembre deve tradursi in itinerario di risurrezione, che intraprende con l’aiuto del Beato Timoteo Giaccardo e dell’esperto canonista don Federico Muzzarelli. Madre Scolastica non si ripiega su se stessa, perdona e prega per chi le “ha procurato questo castigo”, vive nella speranza e nell’abbandono e si pone in ascolto più attento e continuo della voce del suo Maestro e Sposo. Freme per le sue figlie che soffrono e continua ad offrire il suo sostegno con lo scritto e con la parola quando ne ha possibilità. Avrebbe bisogno di consolazione, ma è lei che dona consolazione. Vive un particolare silenzio che sa trovare le vie della comunicazione senza infrangere quanto le è stato imposto. Sulle orme di Maria, la Madre di Gesù, la discepola Scolastica condivide la sorte del suo Maestro nell’Ora della prova e ripete: “Signore, Tu solo e basta”.
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