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Nuova giustizia

Commento: Dopo aver proposto la felicità al posto del comandamento, Gesù espone la sua posizione di fronte alla legge tradizionale, la Torà. Prima in termini generali, includendo tutta la Scrittura nella formula consacrata di “legge” e “profeti”. Poi, in una serie di considerazioni sul comandamento di non uccidere (21-26), di non commettere adulterio (27-30), sul divorzio (31-32) e sul giuramento. Gesù parla con un’autorità che supera la legislazione antica. Egli può dire: “Fu detto agli antichi, ma io vi dico”, rivelandosi più grande di Mosè. La sua interpretazione è autentica perché egli compie la legge nel suo senso più profondo. Gesù invita i discepoli ad andare oltre la giustizia degli scribi e dei farisei, come esigenza per entrare nel Regno.

Riguardo al comandamento di non uccidere (vv. 21-26), i seguaci di Gesù non possono accontentarsi di evitare l’atto dell’omicidio, ma devono controllare l’odio e gli insulti che conducono all’omicidio. Vengono dati due esempi su come abbandonare l’odio: chiedere perdono (anche se è necessario lasciare il culto per farlo) e non permettere mai che un dissidio si prolunghi fino al tribunale. Riguardo all’adulterio e al divorzio, i seguaci di Gesù devono andare oltre la norma per entrare nel valore del bene che la legge propone. E sul giuramento? Tra cristiani, la base della relazione è la fiducia e la sincerità, rendendo superfluo il giuramento.

La legge e i profeti non cessano di esistere. Ma la loro interpretazione può sempre evolvere. Per noi che crediamo in Gesù, è la parola del Vangelo che dona alla tradizione degli antichi un senso più ampio e universale. Gesù stesso diventa il riferimento fondamentale del cammino verso Dio: colui che compie profondamente la legge, che vive la piena libertà di Figlio di Dio e si fa fratello dell’umanità.
A cura di Sr. M. Penha Carpanedo, pddm  www.revistadeliturgia.com.br

 

NOTE DI LITURGIA – RIVISTA LA VITA IN CRISTO E NELLA CHIESA 1/2026
Gesù, compimento della Legge e pienezza dell’amore del Padre, ci indica la via per vivere la nostra vocazione a essere come il Padre, capaci di misericordia e di perdono. Il Siracide ricorda che la legge del Signore è legge di libertà e di discernimento: «Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano» (15,17). Ogni scelta diventa così rivelazione di ciò che abita il cuore.

Monizione iniziale: Nell’Eucaristia saliamo sul monte con Gesù per ascoltare la Parola che orienta i nostri passi. Egli non abolisce la Legge, ma la porta a compimento, rivelandone il senso profondo: l’amore che libera e custodisce la vita. Il Signore ci invita a scegliere il bene, a riconciliarci con il fratello, a vivere la libertà come responsabilità d’amore. Chiediamo un cuore docile e sapiente, perché ogni nostra scelta diventi risposta d’amore al suo Vangelo.

-Nel Vangelo abbiamo ascoltato: «Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono». Per rendere visibile questo invito si può anticipare lo scambio della pace, prima dell’offertorio, come avviene nel rito ambrosiano. È segno concreto del desiderio di presentarsi a Dio con un cuore riconciliato e libero da rancori: una pace che non è semplice formalità, ma scelta di comunione e di verità.

@GENDA
Mercoledì 18 febbraio inizia il Tempo di Quaresima con il rito dell’imposizione delle ceneri, segno di conversione e rinnovamento interiore. Le ceneri si ottengono bruciando i rami d’ulivo usati, l’anno precedente, nella domenica delle Palme.

-Dopo l’omelia il sacerdote, in piedi e con le mani giunte, introduce il Rito con le seguenti parole: «Fratelli e sorelle, supplichiamo Dio nostro Padre perché con l’abbondanza della sua grazia benedica queste ceneri, che poniamo sul nostro capo in segno di penitenza». Terminate le preghiere previste dal Messale, in silenzio asperge le ceneri con l’acqua benedetta. Mentre impone le ceneri, a tutti i fedeli che si avvicinano a lui, dice a ognuno: «Convertiti e credi nel Vangelo» oppure «Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai». Non è prevista alcuna risposta da parte dei fedeli, che tornano al loro posto mantenendo il raccoglimento.
Il rito sostituisce l’atto penitenziale e può essere celebrato anche fuori dalla Messa con una liturgia della Parola. Il Mercoledì delle Ceneri è giorno di penitenza, digiuno e astinenza dalle carni, per tutti i fedeli dai 18 ai 60 anni.

A cura di sr M. Provvidenza Raimondo pddm

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