La comunità di Gesù è ancora rivolta verso il sepolcro; anche Maria Maddalena pensa a Gesù come a un corpo morto che può essere rubato. Fino a questo momento nessuno ha visto Gesù, perché lo cercano come morto. Infatti, il testo termina dicendo che essi non avevano ancora compreso le Scritture, secondo le quali egli doveva risorgere dai morti.
Ognuno, a suo modo, percorrerà il proprio cammino per credere che il crocifisso è vivo. Ma per ora, neppure il discepolo amato, che “vide e credette”, possiede ancora una fede matura. In lui c’è un’apertura, una fede iniziale che dovrà crescere e raggiungere la maturità.
Questo discepolo amato, che non riceve un nome come gli altri personaggi del Vangelo, è ciascuno, ciascuna di noi, che, con lo sguardo ancora rivolto alla morte, cerchiamo la luce di colui che è vivo in mezzo a noi. Anche una sofferenza può diventare occasione di un nuovo risveglio alla vita. (a cura di sr. M. Penha Carpenedo).
NOTE DI LITURGIA- RIVISTA LA VITA IN CRISTO E NELLA CHIESA
L’austerità del tempo quaresimale lascia spazio alla novità della risurrezione. Già nella Veglia è tornato a risuonare l’Alleluia dal quale abbiamo digiunato per quaranta giorni. Oggi «sfolgora il sole di Pasqua, risuona il cielo di canti, esulta di gioia la terra». Cristo è risorto, la morte è vinta, la vita ha l’ultima parola. La Pasqua è un’esperienza che continua a trasformare il tempo, e la nostra fede.
Monizione iniziale: Con gioia grande celebriamo la Pasqua del Signore. Il sepolcro è vuoto, il Crocifisso è il Vivente: Dio ha risposto all’amore del Figlio consegnato, risuscitandolo dai morti.
In questa Eucaristia accogliamo l’annuncio che ha cambiato la storia e lasciamoci coinvolgere dalla vita nuova che Cristo dona a ciascuno di noi. La sua risurrezione è la nostra speranza, oggi e per sempre.
L’aula liturgica, già preparata per la Veglia, esprima una gioia sobria e profonda: luci, fiori… tutto sia solenne ed essenziale, non ridondante.
La gioia pasquale si manifesta nel canto dell’Alleluia, nello splendore delle vesti liturgiche bianche, nella musica e nell’uso dell’incenso; nel canto del Regina Coeli che sostituisce l’Angelus.
Prima del Vangelo è prevista la sequenza, antico testo poetico che annuncia la vittoria di Cristo sulla morte. È opportuno valorizzarla, con il canto o con una proclamazione ben preparata, coinvolgendo l’assemblea nell’acclama-
zione finale. Nei giorni dell’Ottava è facoltativa.
Per tutto il tempo pasquale si suggerisce di:
• curare l’accoglienza dell’assemblea, poiché la Pasqua è anche porta aperta per chi ritorna;
• valorizzare l’ambone e il cero pasquale, segni del Cristo risorto che parla e illumina, e il fonte battesimale, memoria viva del battesimo;
• sostituire l’atto penitenziale con il rito di benedizione e aspersione dell’acqua, utilizzando i formulari propri del Tempo di Pasqua; per la professione di fede si potrà scegliere la forma battesimale o il Simbolo degli apostoli.
Questi elementi mantengono il legame con la Veglia pasquale e custodiscono l’unità del cammino;
• preferire le benedizioni solenni e le formule di congedo con chiara connotazione pasquale.
@GENDA
Siamo entrati nella cinquantina pasquale: sette settimane che la liturgia ci aiuta a vivere come un unico grande giorno, dalla Pasqua fino al compimento: la Pentecoste. In modo particolare l’Ottava rende visibile questa unità, anche nei testi liturgici.
(a cura di sr. M. Provvidenza Raimondo, pddm)