6ª Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
Gesù racconta la parabola dei due figli (Matteo 21,28-32), mentre si trova a Gerusalemme. In questa grande città vede molte persone che invocano Dio, ma conducono una vita contraria al modo di agire di Dio. Vede anche persone povere, donne emarginate che portano lo stigma di essere considerate “peccatrici”, ma che sono state capaci di ascoltare la predicazione di Giovanni Battista e di adottare uno stile di vita conforme al suo insegnamento. Gesù paragona il figlio che dice di sì ma poi non va al primo gruppo. E paragona il secondo figlio, che dice di no ma poi va, al secondo gruppo.
Quanti, anche nel nostro tempo, si dichiarano cristiani, ma sostengono politiche di morte per intere popolazioni e per il pianeta stesso! Questo Vangelo ci offre una grande luce su ciò che significa avere fede. Credere in Gesù significa credere con la fede di Gesù. E sappiamo che la fede di Gesù è profondamente legata alla giustizia a favore della vita.
Di fronte a questa Parola di Gesù, anche noi siamo chiamati a interrogarci sulla qualità della nostra fede. La fede ci rende figli e figlie nel Figlio di Dio, che ha percorso un cammino di obbedienza al Padre e al suo progetto, fino al punto di donare la propria vita. Credere significa permettere a Dio di convertirci dalle nostre indifferenze e dalle nostre ambiguità. Chiediamo a Dio di unificare il nostro cuore, affinché possiamo adottare uno stile di vita ispirato allo stile di vita di Gesù. (a cura di sr. M. Penha Carpenedo, pddm).

