| PDDM Brasile: formazione liturgica nel cuore dell'Amazzonia |
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Vengono da Brasília: Yves, sociologo e la moglie Minnie, artista. Siamo partiti da San Gabriele il 17 aprile, alle ore otto, sul Rio Negro, proseguendo poi sul Rio Uaupés. La prima sosta è stata alle 13 e quindici, al villaggio di Etnia Tucana. Tutti ci stavano attendendo lungo la riva del fiume. Il Vescovo ha amministrato la Cresima a 33 giovani. C’erano anche due coppia che hanno chiesto il sacramento del matrimonio e molti bambini da battezzare. Il Vescovo ha promesso di ritornare la settimana successiva per Celebrare l’Eucaristia, e questo ha reso felice tutti, e dissero: “Dio è molto buono ci visita due volte”. I canti, le preghiere e tutto il dialogo era in Tucano, la lingua della tribù. Alle ore 16 abbiamo ripreso il viaggio sul fiume Tiquié fino alle ore 22, quando siamo arrivati a Taraqua. Ci ha accolti una comunità di tre religiose Salesiane che abita in parrocchia. Ci fu una accoglienza meravigliosa. Nel giorno seguente, alle ore 7, siamo ripartiti per un nuovo giorno di viaggio. Finalmente alle 17 siamo arrivati alla Parrocchia di Pari Cachoeira, la nostra meta. Un lungo viaggio sui fiumi Negro, Uaupés e Tiquié; questo ultimo, con un percorso molto sinuoso che tocca le coste della Colombia e Venezuela. Una selva esuberante. Abbiamo viaggiato 9 ore senza incontrare nessuno, ne navi ne barche. É un incanto della natura, e lo sballottamento delle nostra canoa. L’incontro con le comunità indígene, con la bellezza della natura, e l’acqua cristallina, compenso ogni fatica. L’organizzazione e i contenuti della catechesi liturgica, che erano di mia competenza, era articolati con una dinamica attiva: la presentazione, l’accoglienza e la preghiera. Prima ho ascoltato la loro realtà, come realizzano la formazione alla partecipazione liturgica della Domenica, in seguito ho esposto la catechesi: Che cos’è la liturgia, cosa e chi celebriamo, l’Anno liturgico. La struttura della liturgia della Parola con quattro elementi, la convocazione nel nome del Signore, la proclamazione della Parola, il rendimento di grazie e l’invio in missione. Inoltre ho trattato la preparazione della Celebrazione, i ministeri, - lettori, salmista, presidenza, l’accogleinza. Tutti gli incontri si concludevano con la liturgia delle ore, “Oficio Divino das Comunidades” nel primo giorno; nel secondo giorno con la celebrazione della Parola presieduta da loro stessi, e nel terzo giorno con l’Eucaristia e, qualche volta anche con la celebrazione del Battesimo. Alla fine sempre la valutazione, su tre domande esclamazioni: Che bello! Che pena! Qualche desiderio! Fu per me una grande esperienza, per quello che ho visto, sentito, ascoltato, vissuto; ho imparato che la vita può essere diversa dal mio mondo finora vissuto: per la relazione che loro hanno con la terra, non di possesso e dominio, ma “terra madre”; per la solidarietà e la comunione di vivere; per il rispetto e l’amore per i bambini e gli anziani; per la semplicità e naturalità del vivere, senza stress con le difficoltà, considerate parte della vita; per la testimonianza libera dall’ambizione e dall’accumulo di beni; per percepire che la vita, e la comunione di vita valgono molto di più che il denaro e le cose; per la coscienza che hanno che la terra madre è fonte di vita e spazio vitale, garanzia di esistenza e produzione. Ho constatato che non è possibile immaginare un popolo indigeno senza terra. Per questo la difesa del territorio equivale alla sopravvivenza materiale e spirituale. Per loro la terra non è solo il luogo di sussistenza, ma anche la terra dove riposano gli antenati, dove vivono le culture, l’identità e la l’organizzazione sociale. Sviluppo per loro è vivere nella propria terra con salute e alimento. Ho sentito che quando loro dicono “terra”, non indicano suolo e sottosuolo, ma tutto, flora e fauna, acqua e aria, sono elementi sacri. Ho scoperto che la “terra” non è solo territorio, ed importante per la dimensione materiale ma anche un elemento simbolico e cosmologico. Con loro ho capito che la terra non è qualcosa che si vende e si compra: è data da Dio come la vita e la propria madre. Altra testimonianza importate che mi edificò molto fu la vita della suore salesiane e dei sacerdoti che vivono in parrocchia: la libertà e la povertà, la donazione e gioia con cui vivono per quel popolo. Vivono in una parrocchia lontana e povera, sprovvista di tutto. Secondo la mentalità capitalista mancano di tutto, ma secondo loro hanno tutto: Aqui é o Céu na terra”. Fu anche molto bello passare la fine settimana nella parrocchia Don Bosco, nella città di San Gabriele. Veramente un grande ringraziamento sale dal cuore: “Benedetto sia Dio” per l’invito di Mons Edson ci ha rivolto di andare in quella terra incantata, portando il contributo della nostro carisma, un vero scambio di doni.. “Noi indigeni siamo i guardiani della foresta. Se le foreste scompaiono, non soltanto gli indios, ma tutta l’umanità pagherò per questo. Da tanto tempo stiamo cercando di attirare l’attenzione, ma gli uomini”bianchi” non vogliono ascoltare: u na grande pena! Noi continueremo a lottare! " (O Transcendente jornal Maio e Junho 2010) |
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