Dio ha tanto amato il mondo da consegnare il Figlio in un atto d’amore. Il mondo che, nel quarto Vangelo, talvolta viene letto sotto il segno del male, in questo passo è invece inteso come umanità, come universo, che Dio vede come «cosa molto buona» (Gen 1,31).
Dio ha amato l’universo fino al dono di sé stesso, un dono irrevocabile e senza pentimento, un dono nato da un amore che ha voluto farsi carne fragile e mortale (cfr. Gv 1,14), per stare in mezzo a noi, per condividere la nostra vita, la nostra lotta, la nostra sete di vita eterna.
Ecco ciò che è accaduto con la venuta nella carne del Figlio di Dio e con la discesa dello Spirito. La Trinità non è una formula cristallizzata e non è necessario nominare sempre le tre Persone per evocarla. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo indicano una vita di amore plurale e comunitaria.
(a cura di Sr. M. Penha Carpenedo, pddm)
NOTE DI LITURGIA- RIVISTA LA VITA IN CRISTO E NELLA CHIESA- 31 maggio 2026
La solennità odierna svela il fondamento della fede. Dopo aver celebrato la Pasqua e la Pentecoste, la Chiesa riconosce che tutto ha origine e compimento nella comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito. Sempre la Chiesa prega e agisce nel nome della Trinità.
Monizione iniziale: Oggi contempliamo Dio: uno nella natura e trino nelle persone. Egli è comunione senza confusione, distinzione senza conflitto, dono senza misura.
Nella Trinità troviamo la grammatica dell’esistenza, il principio che illumina le relazioni, la vita ecclesiale e la convivenza sociale. «In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28).
Celebrando l’Eucaristia, nel Figlio donato al mondo riconosciamo il volto del Padre che salva; nello Spirito ricevuto sperimentiamo la sua presenza viva. La comunità cristiana è chiamata a divenire icona della Trinità: spazio di perdono, di reciprocità e di unità nella diversità.
Tutta la liturgia educa a una spiritualità trinitaria.
• Il segno di croce: Gesto semplice e quotidiano, è la nostra professione di fede trinitaria. All’inizio dell’Eucaristia potrebbe essere cantato o almeno compiuto lentamente, lasciando una breve pausa di silenzio prima del saluto liturgico.
• Il saluto paolino: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo…» (2 Cor 13,13), formula abituale dell’Eucaristia, oggi risplende come sintesi del mistero celebrato.
• Il Gloria e le dossologie: La lode ecclesiale è sempre trinitaria. Curarne il canto e il ritmo aiuta a percepire che la Trinità non è un concetto, ma la sorgente della nostra preghiera.
• Ogni Preghiera eucaristica è strutturalmente trinitaria: al Padre si rivolge la supplica, per Cristo si offre il sacrificio, nello Spirito si invoca la santificazione.
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Concludendosi il mese di maggio, si preveda in serata una preghiera mariana secondo la tradizione locale, senza timore di sovrapposizioni: Maria vive immersa nel mistero trinitario. Si potrebbe aprire o concludere la preghiera con queste parole: «O Maria, madre della Chiesa e madre mia, che vivi alla presenza della divina Trinità, insegnami a vivere, per mezzo della liturgia e dei sacramenti, in intima comunione con le tre divine Persone, perché tutta la mia vita sia un “gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo”. Amen» (BEATO GIACOMO ALBERIONE). (a cura di Sr. M. Provvidenza Raimondo, pddm)

