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Domenica del Dono

20 settembre 2026- 25ª Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Il Vangelo che abbiamo ascoltato domenica scorsa ha trattato della correzione fraterna del fratello o della sorella che commette una grave mancanza contro la comunità. Oggi, invece, il tema riguarda le offese personali tra fratelli.
Alla domanda di Pietro su quante volte dobbiamo perdonare chi ci offende, Gesù risponde contrapponendo alle «sette volte» di Pietro le «settanta volte sette», per dire che il perdono non deve avere misura.La parabola indica due grandi motivi per il perdono.
Il primo è legato alla consapevolezza che ogni persona ha di se stessa. Chi di noi non ha mai commesso qualche errore nel rapporto con i fratelli e le sorelle della comunità? La consapevolezza della nostra stessa fragilità può venirci in aiuto nel momento in cui siamo chiamati a lasciar correre un’offesa ricevuta. Chi conosce profondamente se stesso è più lento nel giudicare gli altri.
Il secondo motivo è la consapevolezza dello sguardo compassionevole di Dio su di noi. Dio non tiene il conto delle nostre colpe ed è sempre alla nostra ricerca. Gesù è l’incarnazione del perdono di Dio: Lui, nel quale non vi era falsità, che non ha mai ripagato il male con il male ed è stato capace di perdonare coloro che lo hanno crocifisso (1 Pietro 2,21-25).
Dobbiamo la nostra appartenenza alla comunità di fede alla gratuità dell’amore di Dio manifestato in Gesù. (a cura di sr. M. Penha Carpenedo, pddm).

NOTE DI LITURGIA- RIVISTA LA VITA IN CRISTO E NELLA CHIESA
A partire da questa domenica l’immagine della vigna ci accompagnerà per tre settimane, rivelando la logica del Regno. La parabola degli operai, più che di giustizia sociale parla della gratuità dell’amore di Dio, che chiama ciascuno in tempi diversi e offre a tutti la comunione con sé. L’Eucaristia educa il cuore a passare dall’invidia alla gratitudine, dalla pretesa al dono, dalla competizione alla comunione.

Monizione iniziale: «Andate anche voi nella mia vigna». Raggiunti da questo invito, siamo riuniti per celebrare l’Eucaristia. Il Signore continua a chiamare operai per la sua vigna: nessuno è escluso e nessuno arriva troppo tardi, perché egli è buono verso tutti e la sua tenerezza si espande su tutte le creature. Desiderosi di incontrarlo, accogliamo il Signore che nell’Eucaristia si fa vicino: nutre mente e cuore affinché impariamo a pensare come lui, a camminare nelle sue vie, a gioire del bene che compie in ogni persona e a servire il Vangelo con cuore libero e generoso.
La celebrazione dell’Eucaristia è il tempo più opportuno in cui il Signore si lascia trovare: il cielo e la terra si incontrano perché Dio, nella Parola e nel pane di vita, si rende vicino e si dona a tutti. La grazia del mistero celebrato fa sì che i pensieri di Dio evangelizzino il nostro modo di pensare, le nostre scelte quotidiane riconducendoci continuamente sulle sue vie. La chiamata del Signore: «Andate anche voi nella mia vigna» accompagna nel migliore dei modi la ripresa delle attività di catechesi, liturgia e carità, promuovendo la corresponsabilità battesimale.
A tal fine si suggerisce di: • valorizzare il rito iniziale come convocazione del popolo di Dio, sottolineando che ciascuno è chiamato personalmente a partecipare all’Eucaristia;
• affidare nella preghiera dei fedeli le diverse vocazioni e ministeri presenti nella comunità, chiedendo nuovi operai per la vigna del Signore e la disponibilità di tutti a rispondere con generosità alla sua chiamata;
• orientare l’omelia a mettere in luce che il centro della parabola non è il salario, ma il volto di Dio. Gesù denuncia il rischio di ridurre il rapporto con il Signore a una rivendicazione di meriti, fino a rattristarsi per il bene ricevuto dagli altri; l’Eucaristia, invece, educa alla gioia per la bontà del Padre, che dona a tutti la stessa vita divina.

@GENDA: Oggi ricorre la Giornata di sensibilizzazione per il sostentamento del clero.   (a cura di sr. M. Provvidenza Raimondo, pddm). 

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