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Missionari di compassione

Domenica della compassione di Gesù e della missione degli apostoli:
Il Vangelo di questa domenica (Matteo 9,36–10,8), inizia mostrando il lato materno di Gesù, le sue viscere di compassione per il popolo disperso e stremato, come pecore senza pastore. Come ci mostra Matteo, la compassione non è soltanto un sentimento o un tratto della personalità di Cristo, ma riassume la sua missione e la sua opera. La compassione è l’opera di Gesù.

Pregare affinché il Signore mandi operai nella sua messe significa proprio riconoscere che la vocazione cristiana viene dal Padre, non nasce da una scelta personale e non ha altra finalità se non quella di manifestare la compassione. Per questo Gesù organizza un gruppo di Dodici e lo invia affinché continui nel mondo questa missione, manifestando la compassione amorevole di Dio verso i poveri e i sofferenti, guarendo i malati, risuscitando i morti, purificando i lebbrosi, scacciando i demoni…

Gli stessi discepoli fanno una profonda esperienza di ciò che significa la compassione di Dio nelle loro vite. Ogni nome dell’elenco richiama un cammino di trasformazione grazie alla misericordia di Dio: Simone diventa Pietro; Matteo, l’esattore delle tasse, diventa discepolo e apostolo; Simone il Cananeo, rivoluzionario, diventa discepolo; Tommaso, l’incredulo, giunge alla più alta professione di fede; e perfino Giuda, che tradì Gesù, ebbe la possibilità di cambiare direzione.

Solo chi ha sperimentato la compassione può essere compassionevole verso gli altri. (a cura di Sr. M. Penha Carpenedo, pddm)

NOTE DI LITURGIA- RIVISTA LA VITA IN CRISTO E NELLA CHIESA- 14 giugno 2026

Al centro della liturgia dell’11a domenica del Tempo Ordinario c’è il Signore che chiama, libera, riconcilia e invia. In tal modo si mette a fuoco l’identità del popolo di Dio.

Monizione iniziale: Convocati dall’amore, ci riconosciamo popolo guidato dal Signore: scelti per grazia, riconciliati per amore, inviati in missione. Siamo un corpo chiamato a celebrare e a vivere ciò che riceve. Nell’Eucaristia accogliamo il dono gratuito della salvezza, che ci introduce nello sguardo e nel cuore del Pastore. Da questa compassione nasce la missione. Chiediamo di imparare a pregare con fiducia e ad andare con coraggio, perché la santità ricevuta diventi testimonianza nella storia.

 L’assemblea radunata è il primo segno visibile: popolo sacerdotale convocato dall’alleanza. È importante curare questo segno fin dall’accoglienza, aiutando i fedeli a disporsi in modo compatto, evitando spazi vuoti che frammentano visivamente l’unità. Dove possibile, si incoraggi l’arrivo anticipato per preparare insieme canti, salmo responsoriale e alcune risposte comuni, così che l’unità del corpo celebrante sia non solo visibile, ma anche udibile.
Per l’atto penitenziale si segua il III Formulario (cf. MR, P. 312), adattando le invocazioni.
Si propone:
• Signore, pastore fedele che ti prendi cura dell’umanità stanca e smarrita, Kyrie, eleison.
• Cristo, che gratuitamente ci hai donato la tua vita e ci rendi partecipi della tua misericordia, Christe, eleison.
• Signore, che ci invii a donare con gratuità ciò che gratuitamente abbiamo ricevuto, Kyrie, eleison.
• La preghiera dei fedeli, accogliendo l’invito del Vangelo, si rivolga al Padre, “Signore della messe” e sorgente di ogni vocazione, affinché si rafforzi una coscienza vocazionale capace di riconoscere che ogni battezzato è scelto per grazia, riconciliato per amore e inviato per compassione.
• Per il congedo si preferisca la formula: «Andate e annunciate il Vangelo del Signore». Oggi potrebbe essere cantata, per sottolineare che la celebrazione termina aprendosi alla missione.

@GENDA

 Nel primo saluto dopo l’elezione papa Leone XIV si è definito «figlio di sant’Agostino»: una figliolanza spirituale che richiama il cammino della vocazione e del discepolato e che il prossimo 20 giugno lo porterà in pellegrinaggio alla tomba del vescovo di Ippona, custodita nella basilica di S. Pietro in Ciel d’Oro a Pavia.

(a cura di Sr. M. Provvidenza Raimondo, pddm)

 

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