Nel Vangelo di questa domenica ( Matteo 10,26-33), Gesù ci invita a superare la paura, qualunque essa sia, come esigenza della fede. Il contrario della fede non è l’incredulità, ma la paura. La fede richiede di prendere posizione di fronte alla vita, soprattutto a favore dei poveri, e questo può talvolta mettere a rischio la propria stessa vita, come è accaduto a Gesù.
Egli, per primo, fu perseguitato e condannato per aver assunto un atteggiamento di profondo ascolto dei gridi e delle sofferenze delle folle, dei malati e delle donne emarginate. Ascoltando questo insegnamento di Gesù, è impossibile non pensare alle centinaia di persone che, nel nostro mondo, vengono arrestate, torturate e condannate per il loro impegno in azioni umanitarie, nei campi di guerra o in situazioni di estrema povertà.
Spesso si tratta di persone che non appartengono a una religione o a una Chiesa, ma il loro modo di agire le avvicina a Gesù. Avere fede significa credere con la stessa fede di Gesù, che ha donato la propria vita fino alla morte. (a cura di Sr. M. Penha Carpenedo, pddm)
NOTE DI LITURGIA- RIVISTA LA VITA IN CRISTO E NELLA CHIESA- 21 giugno 2026
La 12a domenica del Tempo Ordinario pone al centro il coraggio della fede nella prova. La Parola non nasconde l’esperienza della persecuzione, dell’isolamento, della paura; ma rivela che il giusto non è abbandonato. Ogni vita è custodita nel Padre e la grazia è più forte del peccato, per questo il discepolo può testimoniare con fiducia. L’Eucaristia è il luogo in cui la paura viene consegnata e trasformata.
Monizione iniziale: La Parola di questa domenica ci raggiunge con un invito insistente e liberante: «Non abbiate paura». Geremia conosce la calunnia, il salmista porta il peso dell’insulto, Gesù prepara i suoi discepoli all’incomprensione. Eppure, dentro queste prove, risuona una certezza: il Signore è al fianco del giusto, ascolta il povero.
Anche noi giungiamo a questa Eucaristia con fragilità e timori. Il Padre che conosce perfino i capelli del nostro capo, ci chiama alla fiducia. Celebriamo questi santi misteri chiedendo la grazia di una fede salda e serena, capace di riconoscere Cristo davanti agli uomini e di testimoniare il Vangelo senza timore.
Nella preghiera universale si preparino intenzioni per i cristiani perseguitati o isolati; per quanti sono oppressi dall’insicurezza e dalla paura; per coloro che sono chiamati a testimoniare il Vangelo in contesti difficili.
Si dia rilievo alla processione offertoriale, segno del movimento della comunità che affida a Dio la propria vita. Il pane e il vino rappresentano il lavoro, la fatica, la storia concreta degli uomini e delle donne riuniti in assemblea. In questa domenica, segnata dal ripetuto invito di Gesù a “non avere paura”, il gesto assume un particolare spessore di affidamento: con il pane e il vino ciascuno depone sull’altare anche le proprie paure, le incomprensioni, le prove vissute a causa della fede o delle fragilità personali. Se opportuno, si può richiamare brevemente questo significato prima dell’esecuzione del canto di offertorio, scegliendone uno che ne evidenzi la dimensione di consegna e di fiducia.
@GENDA
Il 24 giugno si celebra la solennità della Natività di San Giovanni Battista. È l’unico santo, insieme alla Vergine Maria, di cui la Chiesa celebra la nascita: la tradizione patristica riconosce che Giovanni fu santificato nel grembo materno al momento della Visitazione, quando sussultò alla presenza del Salvatore.
(a cura di Sr. M. Provvidenza Raimondo, pddm)

