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Basta un gesto umano

Il Vangelo di questa domenica, Matteo 10,37-42, presenta le esigenze della vita e della missione della Chiesa in termini di radicalità: mettere il Vangelo al primo posto, rinunciare a ciò che è più sacro (padre, madre, figli), prendere la propria croce, perdere e donare la propria vita. Non si tratta di rassegnazione o di conformismo, ma di amare fino alla fine e di accettare il prezzo di questa scelta.

Gesù ci rivela un modo completamente nuovo di vivere, nel quale il dolore può essere accolto non per il desiderio di soffrire, ma per la speranza del nuovo che può nascere proprio dalla sofferenza.

E per chi percorre questa strada c’è una promessa: il gesto umano dell’accoglienza. Nel clima caldo e arido della Palestina, per chi cammina a lungo sotto il sole cocente, essere accolto con un bicchiere d’acqua fresca è un dono prezioso. E chi compie un gesto così profondamente umano verso il pellegrino accoglie Cristo stesso.   (a cura di Sr. M. Penha Carpenedo, pddm)

NOTE DI LITURGIA- RIVISTA LA VITA IN CRISTO E NELLA CHIESA- 28 giugno 2026

La 13a domenica del Tempo Ordinario ci ricorda chi siamo e come siamo chiamati a vivere: figli della luce, immersi nella Pasqua di Cristo. La luce alimentata dalla preghiera e dai sacramenti diventa scelta concreta, amore ordinato, accoglienza operosa. Chi mette Cristo al primo posto scopre che nulla va perduto. Anche il gesto più piccolo, compiuto per lui, entra nella logica dell’eternità.

Monizione iniziale: Oggi la liturgia ci consegna una beatitudine inattesa: beato il popolo che sa acclamare il Signore e cammina alla luce del suo volto. Radunati per la Pasqua settimanale, celebriamo il mistero della nostra vita nuova: per il battesimo siamo stati immersi nella morte e risurrezione di Cristo, per vivere come figli della luce. La Parola ci chiede un amore senza riserve e un’accoglienza concreta: chi accoglie nel nome di Gesù accoglie lui stesso. Per questo l’Eucaristia non si esaurisce sull’altare, ma continua nella vita, nell’ospitalità e nella carità.

 Tutta la liturgia, nei testi biblici ed eucologici, invita a mettere a fuoco la croce, la luce, la gioia e l’accoglienza che si fa carità concreta. Sono elementi connaturali alla celebrazione; ogni comunità scelga come darvi risalto: una processione d’ingresso solenne con la croce astile accompagnata dalla luce, oppure la valorizzazione della croce presente nell’aula liturgica con un adeguato addobbo floreale e luci, lo stesso vale per il fonte battesimale.

 Si può preferire, all’atto penitenziale, il rito della benedizione dell’acqua e dell’aspersione con la rinnovazione delle promesse battesimali.

 Alla processione offertoriale si mantenga il segno della luce, se scelto per l’ingresso, portando, insieme al pane e al vino, un dono concreto per i poveri (cesto con generi alimentari, offerte per una realtà caritativa locale). In tal modo diventa visibile ciò che celebriamo: dall’altare nasce la carità, e la beatitudine del salmo prende forma in un popolo che loda e cammina nella luce. Si può inoltre proporre una piccola iniziativa caritativa per la settimana (raccolta mirata, visita agli anziani, sostegno a una famiglia): non grandi progetti, ma un gesto piccolo e reale.

@GENDA

 Oggi ricorre la Giornata mondiale per la carità del Papa; le raccolte in denaro sostengono la sua missione di carità nel mondo. Il 29 giugno si celebra la solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, colonne della Chiesa universale (colore liturgico rosso).   (a cura di Sr. M. Provvidenza Raimondo, pddm)

 

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