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Domenica del Buon Pastore

Il Vangelo di questa domenica (Giovanni 10,1-10) presenta una scena rurale di pastori e pecore, ma anche di ladri e briganti. Alla fine di ogni giornata, i pastori di quella regione [della Palestina] riunivano le loro pecore in un recinto comune, sorvegliato durante la notte da un guardiano. Al mattino, ogni pastore si presentava alla porta: il guardiano apriva, e ciascuno chiamava le proprie pecore, che riconoscevano la sua voce e lo seguivano. I ladri entravano da un’altra parte, ma le pecore non riconoscevano la loro voce.
E Gesù chiarisce per chi non avesse capito la morale della storia: “Io sono la porta”. Egli stesso è la porta che si apre per le pecore; è la sua voce che le pecore riconoscono e seguono. Questo movimento che conduce da un luogo chiuso a un luogo aperto, dove c’è luce e pascolo, è un’immagine dell’esodo del popolo di Dio, dell’esodo di Gesù dalla morte alla vita e del nostro esodo che è iniziato con il battesimo.
Non possiamo confondere la voce di Gesù con il rumore di coloro che, ponendosi nella condizione di maestri, si vantano di attirare migliaia di seguaci. (a cura di Sr. M. Penha Carpenedo)

NOTE DI LITURGIA- RIVISTA LA VITA IN CRISTO E NELLA CHIESA- 25 aprile 2026
La quarta domenica di Pasqua, detta «del Buon Pastore», mette al centro un’immagine decisiva del Vangelo di Giovanni: Cristo come Porta. Non è solo una metafora spirituale, ma una chiave che illumina anche lo spazio e i gesti della celebrazione.

Monizione iniziale: Oggi la Parola di Dio ci presenta Gesù come il Pastore bello e la Porta attraverso cui si entra nella vita vera. Varcando la soglia della chiesa, riconosciamo nel Signore colui che ci accoglie, ci raduna in un solo gregge e ci conduce a pascoli di vita. In questa celebrazione, unita alla Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, lasciamoci guidare dalla sua voce e impariamo a riconoscere i segni della sua chiamata nella Chiesa e nella nostra vita.

 La porta della chiesa è segno eloquente di Cristo stesso. Lo ricordano le porte sante del Giubileo e i portali delle cattedrali e dei santuari; ma lo ricorda anche ogni ingresso più semplice e ordinario: in ogni chiesa, la porta è sempre segno di Colui che introduce alla vita.

 Questa domenica offre l’occasione per prenderci cura della soglia. Lo spazio attiguo all’ingresso della chiesa non sia trascurato: si evitino sedie accatastate, oggetti disordinati e avvisi affissi senza criterio. Curare la porta significa annunciare già dall’esterno che si entra in un luogo di bellezza, di vita e di fecondità. La presenza di piante può aiutare a percepire il passaggio verso uno spazio “altro”, pasquale.
Particolare attenzione si può riservare al rito della soglia: accogliere i fedeli al loro arrivo e salutarli al termine dell’Eucaristia rende visibile che non si entra anonimamente, ma come persone chiamate per nome.
Oggi, al termine della celebrazione, si può consegnare il Messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, collegando l’esperienza liturgica alla responsabilità ecclesiale.
Un’assemblea ben formata si riconosce anche dal modo in cui prende posto nell’aula liturgica: non una somma di individui dispersi, ma un solo gregge nell’ovile dell’unico Pastore bello. Così, fin dall’ingresso, la comunità rende visibile ciò che celebra.

@GENDA
«Aspirate alla santità» è il tema proposto da papa Leone XIV durante l’omelia a Tor Vergata (3/8/2025) per la 63a Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni che ricorre in questa domenica.
Il 1° maggio, memoria di san Giuseppe lavoratore, preghiamo affinché tutti possano avere un lavoro dignitoso.
(a cura di Sr. M. Provvidenza Raimondo, pddm)

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