30 AGOSTO 2026 | 22a domenica del Tempo Ordinario
La liturgia di questa domenica ci invita a camminare dietro a Gesù per imparare a pensare secondo Dio e vivere come lui, donando la vita per salvarla.
Monizione iniziale: Il Signore oggi ci chiama a seguirlo da vicino, entrando nella sua stessa logica. La via verso la pienezza è mettere i nostri piedi sulle sue orme, nella disponibilità a donare noi stessi, accogliendo liberamente la croce. È una sequela esigente, nella quale si sperimenta anche la lotta interiore, come testimonia Geremia, sedotto e insieme provato da una parola che arde nel cuore. Per questo la Parola ci chiama a una vera conversione della mente, a lasciarci trasformare nel modo di vedere e di vivere, perché tutta la nostra esistenza diventi offerta gradita a Dio. Celebrando l’Eucaristia, chiediamo di imparare a pensare secondo Dio e a offrire la nostra vita come dono, entrando nella gioia del Vangelo.
La Parola di questa domenica illumina il senso profondo del culto cristiano, che trova nella liturgia la sua forma più alta: «offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale» (Rm 12,1). Il sacrificio, che normalmente implicava la morte, è qui riferito alla vita: questa è la novità cristiana. Offrire i corpi significa presentare l’intera esistenza – relazioni, scelte, fatiche – come luogo di glorificazione di Dio. Tale offerta è possibile solo nella comunione con Cristo che, donandosi al Padre, porta in sé l’umanità e la introduce nella vera adorazione. Per questo l’Eucaristia è il luogo in cui essa si compie realmente: la Chiesa chiede di essere trasformata e resa capace di unirsi al dono di Cristo.
Così la liturgia abilita alla sequela evangelica. Uniti a Lui, i discepoli entrano nella sua stessa logica: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). Il culto non rimane confinato nel rito, ma si prolunga nella vita come esistenza pasquale: perdere la propria vita per salvarla. Ciò che celebriamo diventa ciò che siamo chiamati a vivere: un’offerta che nasce dall’amore di Dio, e si traduce in una vita donata.
La liturgia non solo esprime il culto spirituale, ma lo genera e lo sostiene, rendendo possibile quella trasformazione del pensiero e della vita che è il cuore della sequela cristiana.
@GENDA
Siamo alla fine di agosto: ci si prepara alla ripresa graduale delle attività pastorali. Questa domenica può essere un buon momento per richiamare il senso della sequela cristiana come fondamento di ogni servizio ecclesiale. (a cura di sr. M. Provvidenza Raimondo, pddm)
Commento: Domenica della sequela radicale – (Matteo 16,21-27)
Pietro, il discepolo-simbolo, colui che è chiamato a costruire la comunità sulla roccia, è, allo stesso tempo, una pietra d’inciampo. Fa fatica ad accettare la via della croce, perché per lui il Messia deve essere un leader di successo, e non gli passa nemmeno per la mente che la croce possa essere una via necessaria.
Gesù, che domenica scorsa aveva proclamato Pietro beato, ora lo rimprovera con durezza. Ma la parola di Gesù non annulla la beatitudine di Pietro, perché egli ha ricevuto da Dio la fede che ha professato in Gesù. Al contrario, Gesù fa comprendere a Pietro, in modo molto realistico, la portata della sua professione di fede: credere in Gesù significa credere con la fede di Gesù. È una fede che ama fino alla fine, fino alla croce. E Pietro imparerà, a caro prezzo, questa via.
Ma questo Vangelo non può essere usato per giustificare la sofferenza umana, sia essa causata da una malattia, dalla miseria o da qualsiasi altro peso che ci venga imposto. La croce è proprio il prezzo che paghiamo quando scegliamo di vincere il male con il bene. Rinunciare a fare il bene per evitare di soffrire significa rinnegare la croce. (a cura di sr. M. Penha Carpenedo, pddm)

