Vangelo secondo Giovanni 20,19-23: I discepoli erano lì, la domenica, riuniti, ma chiusi dentro per paura dei Giudei. Dopo tutto ciò che avevano visto accadere, non c’era da stupirsi. Ma, all’improvviso, Gesù si manifestò in mezzo a loro, pronunciando una parola di pace. Mostrando i segni della passione nelle mani e nel fianco, Gesù rivela che la vera pace è frutto dell’amore che ama fino alla fine. È questa la pace che Gesù offre e che nessuno può togliere.
Il soffio di Gesù sui discepoli richiama il soffio del Creatore all’inizio. Ora è lo Spirito che ricrea e fa rinascere la nuova creatura, discepola di Gesù. Soltanto guidata dallo Spirito di Gesù, la Chiesa sarà capace di annunciare la parola della pace nelle diverse lingue e culture. (a cura di Sr. M. Penha Carpenedo, pddm)
NOTE DI LITURGIA- RIVISTA LA VITA IN CRISTO E NELLA CHIESA- 17 maggio 2026
Il Tempo pasquale si compie con il sigillo dello Spirito Santo. Nell’“oggi” liturgico la Chiesa rivive i prodigi della prima Pentecoste: lo Spirito, fuoco che illumina e purifica, suscita carismi, ricompone ciò che è disperso e trasforma i discepoli in apostoli inviati ad annunciare la salvezza.
Monizione iniziale: Sono trascorsi cinquanta giorni dalla Pasqua e siamo radunati per accogliere il dono dello Spirito Santo. Lo Spirito del Risorto crea armonia nelle differenze, apre all’intelligenza della Parola e rende l’Eucaristia fonte di comunione e missione. Ricevendo lo Spirito siamo costituiti popolo santo e amato, e siamo chiamati a rendere presente Cristo nella storia. Con Maria, Madre della Chiesa, apriamo il cuore, affinché la nostra vita diventi tempio dello Spirito e «tutte le genti giungano a credere, ad amare e a sperare» (dalla liturgia).
Come nella notte di Pasqua, anche per Pentecoste è prevista la Veglia: sia tempo intenso di preghiera e comunione. Il Messale offre un percorso celebrativo ricco, che può essere valorizzato con segni battesimali e richiami alla Confermazione. Si coinvolgano i movimenti ecclesiali e quanti hanno ricevuto il sacramento o si preparano a riceverlo.
La celebrazione del giorno sia curata con particolare solennità, evidenziando il legame con la Pasqua. L’addobbo floreale riprenda le tonalità del rosso come il colore delle vesti liturgiche.
Con la Sequenza Veni, Sancte Spiritus, possibilmente cantata, la Chiesa chiede ciò che non può darsi da sé.
Il prefazio proprio sintetizza il mistero della Pentecoste (cf. MR, p. 267).
Come Preghiera eucaristica si preferisca il Canone Romano in cui, pronunciando il nome degli Apostoli, si rende percepibile il legame vivo tra l’effusione dello Spirito nel giorno di Pentecoste e la trasmissione dell’annuncio evangelico lungo i secoli, fino ad oggi.
Al tramonto di questo giorno, al termine dell’ultima Eucaristia o dei Secondi Vespri, si può compiere un breve rito per lo spegnimento del cero pasquale. Solennemente acceso nella veglia di Pasqua, segno della luce e dello stesso Cristo risorto, il cero viene deposto: la sua luce è ora affidata alla Chiesa, chiamata a irradiarla nella storia. Il cero tornerà a brillare nel battesimo, prima Pasqua dei credenti, e nell’ultima Pasqua, quando l’ingresso nella vita eterna compirà il loro cammino.
@GENDA
Il Tempo Ordinario riprende con la 7a settimana. Il lunedì dopo Pentecoste celebriamo la memoria liturgica della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa, con il colore liturgico bianco. (a cura di Sr. M. Provvidenza Raimondo, pddm)

